Condominio: giudizio di revoca dell’amministratore anche senza avvocato

Con orAvvocato Mario Sabatinodinanza n. 15706/2017 del 23 giugno 2017 la sesta sezione della Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento costante della giurisprudenza che attribuisce al giudizio per la revoca dell’amministratore un carattere di volontaria giurisdizione. Il provvedimento giudiziale di revoca, anche quando si inserisce in una situazione di conflitto tra condomini e amministratore, è un intervento di tipo sostanzialmente amministrativo, finalizzato a tutelare l’interesse generale e collettivo alla corretta gestione del condominio  messa in pericolo dalla condotta dell’amministratore.

Secondo la Cassazione <<il giudizio è improntato a rapidità, informalità ed ufficiosità, potendo, peraltro, il provvedimento essere adottato “sentito l’amministratore in contraddittorio con il ricorrente” (art. 64, comma 1, disp. att., c.c.). ll decreto del tribunale di revoca incide, quindi, sul rapporto di mandato tra condomini ed amministratore al culmine di un procedimento camerale plurilaterale, nel quale, tuttavia, l’intervento giudiziale è pur sempre diretto all’attività di gestione di interessi. Pertanto, il provvedimento del tribunale non riveste alcuna efficacia decisoria e lascia salva al mandatario revocato la facoltà di chiedere la tutela giurisdizionale del diritto provvisoriamente inciso, facendo valere le sue ragioni attraverso un processo a cognizione piena (pur non ponendosi questo come un riesame del decreto) (Cass. SS UU 29/10/2004, n. 20957; Cass. Sez. 6 – 2, 01/07/2011, n. 14524)>>.

<<Poiché, allora, il giudizio di revoca dell’amministratore di condominio ex artt. 1129, comma 11, e.e. e 64, disp. atto c.c., dà luogo ad un procedimento camerale plurilaterale tipico, nel quale l’intervento del giudice è diretto all’attività di gestione di interessi e non culmina in un provvedimento avente efficacia decisoria, in quanto non incide su situazioni sostanziali di diritti o di “status”, non è indispensabile il patrocinio di un difensore legalmente esercente, ai sensi dell’art. 82, comma 3, c.p.c. (arg. da Cass. Sez. 1, 07/12/2011, n. 26365; Cass. Sez. 1, 29/05/1990, n. 5025)>>.

Ordinanza n.15706 del 23/06/2017 (sito: www.cortedicassazione.it)

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Concisione e sobrietà negli atti giudiziari

Alcuni interventi nel convegno svoltosi a Roma il 5 maggio 2017 pubblicati nel canale YouTube di Giustizia Civile.

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L’Indice de “La Pagina Giuridica” n. 3/2017 – 18/09/2017

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Equo compenso degli avvocati: iniziate le audizioni e i lavori in Commissione Giustizia

Lo scorso 6 settembre è iniziato il ciclo di audizioni in Commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge n. 4631 sull’equo compenso e le clausole vessatorie nel settore legale. Questo il video dell’audizione del presidente dell’Organismo Congressuale Forense in persona del presidente Rosa e del Consiglio Nazionale Forense in persona presidente Mascherin e del consigliere Baffa.

L’esame in commissione del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri del 7/08/2017 è iniziato il 13/09/2017.

Secondo quanto annunciato dal Ministro Orlando il disegno di legge avrà una corsia preferenziale in Parlamento.

 

Clicca per seguire l’iter del disegno di legge alla Camera e consultarne il testo

Il disegno di legge è composto di 6 articoli e, come programmaticamente esposto nell’art. 1, intende tutelare l’equità del compenso degli avvocati iscritti all’albo, nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata, delle attività di cui all’articolo 2, commi 5 e 6, primo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (attività giudiziale ed attività stragiudiziale connessa alla giudiziale), in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese.

Secondo il testo presentato alla Camera il compenso risulta equo  quando è proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, tenuto conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (art. 1 comma 2).

La  legge si dovrebbe applicare quando le convenzioni siano unilateralmente predisposte dal cliente  e si presumono come tali, salvo prova contraria (art. 1 comma 3).

L’art. 2 del disegno di legge è dedicato alla vessatorietà delle clausole presenti nelle convenzioni con i clienti. Si considerano vessatorie le clausole che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato

In particolare, si considerano vessatorie, salvo che siano state oggetto di specifica trattativa, le clausole che consistono:

a) nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;

b) nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;

c) nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve prestare a titolo gratuito;

d) nell’anticipazione delle spese della controversia a carico dell’avvocato;

e) nella previsione di clausole che impongono all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese;

f) nella previsione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

g) nella previsione che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, all’avvocato sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte;

h) nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con il medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se comporta compensi inferiori a quelli previsti nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati.

Le clausole considerate vessatorie sono nulle, mentre il contratto rimane valido per il resto (art. 3 comma 1). La nullità opera soltanto a vantaggio dell’avvocato (art 3 comma 2). Le clausole di cui alle lettere a) e c), si considerano vessatorie anche qualora siano state oggetto di trattativa (art. 2 comma 3).

Il giudice, accertate la non equità del compenso e la vessatorietà di una clausola , dichiara la nullità della clausola e determina il compenso dell’avvocato tenuto conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

 

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CEDU – Caso Bărbulescu c. Romania sul controllo delle comunicazioni elettroniche del dipendente

Sentenza della GRANDE CHAMBRE del 5 settembre 2017

Il controllo delle comunicazioni elettroniche del dipendente da parte del datore di lavoro rappresenta una violazione della vita privata e della corrispondenza e pertanto la Romania è stata condannata dalla Corte per violazione dell’art. 8 della Convenzione. In particolare le giurisdizioni nazionali non hanno verificato se il ricorrente fosse stato preventivamente avvisato della possibilità che le sue comunicazioni fossero sorvegliate e non hanno neanche tenuto conto del fatto che egli non era stato informato né dello scopo né della natura di questa intrusione nella sua vita privata e nella sua corrispondenza né del grado di intrusione posto in essere dal datore di lavoro.

Inoltre, le giurisdizioni nazionali non hanno determinato, in primo luogo quali ragioni specifiche avessero giustificato l’attuazione di misure di sorveglianza, in secondo luogo, se il datore di lavoro avesse potuto fare uso di misure meno intrusive, e in terzo luogo se l’accesso al contenuto delle comunicazioni fosse avvenuto a sua insaputa.

Comunicato stampa della Corte

Sentenza

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Le Sezioni Unite sui provvedimenti generali di differimento degli sfratti: sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo

Con sentenza N.17620/2017, le SS.UU. della Corte di Cassazione hanno dichiarato la sussistenza della giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Amministrativa quando oggetto dell’impugnazione siano tutti <<i provvedimenti  che in via generale negano la forza pubblica  per  tutte  le esecuzioni  degli  sfratti   per  un  certo  periodo dell’anno, lamentando   che  così  si  viene  a  determinare   un’effettiva sospensione degli sfratti   in danno  della  qeneralità  dei  proprietari  di immobili>> facenti  parte di un’associazione di categoria.

L’associazione di categoria ricorrente non aveva infatti impugnato un singolo atto che avesse negato la concessione della forza pubblica per una procedura di sfratto determinata.

Il provvedimento di concessione o di diniego in concreto della forza pubblica per un singolo atto si connoterebbe infatti, come affermano le Sezioni Unite con sentenza N. 5233/1998, <<come singolo momento del più complesso procedimento di esecuzione, cosi che la sua eventuale illegittimità, intingendo posizioni di diritto soggettivo, trova il suo giudice naturale nel giudice delle esecuzioni>>.

La Corte di Cassazione, con la sentenza N. 17620/2017 <<ritiene che la posizione giuridica soggettiva fatta valere dalla ricorrente in sede amministrativa è una situazione di interesse legittimo, attesa la finalizzazione della domanda all’accertamento dell’annullamento dei provvedimenti, impugnati in ragione del fatto che gli stessi hanno leso l’interesse generale di tutti proprietari degli immobili all’esecuzione degli sfratti e la circostanza che gli atti impugnati sono comunque volti al fine pubblico di prevenzione e controllo del territorio, e che conseguentemente gli atti che impongono la sospensione della concessione della forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti costituiscono espressione di attività pubblicistica provvedimentale, in relazione a cui sussiste la giurisdizione dell’AGA (v. Cass. SS. UU. n 5593 e 5595 del 2007)>>.

Tale valutazione è stata ritenuta dalla Corte <<conforme all’oggetto stesso del giudizio ed al quadro di pubblico interesse in cui tutto il procedimento si inquadra, al petitum ed anche la causa petendi sottesi al procedimento giudiziario che concordano con l’accertamento della posizione giuridica di cui si chiede la tutela come interesse legittimo>>.

Scarica la SU-17620_07_2017

 

 

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L’Indice de “La Pagina Giuridica” n. 2/2017 – 11/09/2017

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L’Indice de “La Pagina Giuridica” n. 1/2017

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Disponibile l’aggiornamento di “Note PCT” con la ricerca in Irnerio

E’ disponibile nel market di Google la versione aggiornata dell’applicazione Android Note PCT. Questa applicazione è stata da me realizzata per rendere più agevole la redazione delle deduzioni difensive nei verbali d’udienza con uno smartphone o un tablet android utilizzando il servizio “Note di Udienza” di www.dirittopratico.it. L’applicazione si collega al sito del servizio e consente la redazione e la visualizzazione del verbale.

Nella versione aggiornata è presente il collegamento diretto ad Irnerio per consultare il motore di ricerca dall’interno dell’applicazione, senza dover aprire il browser e digitare l’indirizzo del sito.

L’applicazione è stata installata sino ad ora da oltre 1800 utenti !

Per scaricare ed installare l’applicazione cliccate qui

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Come migliorare la difesa da parte dell’avvocato contro la sorveglianza e le intrusioni illegali nelle comunicazioni elettroniche e non solo

Secondo la carta dei principi fondamentali della professione legale europea la riservatezza ed il segreto professionale sono un dovere dell’avvocato nei confronti del cliente.

Gli interventi di sorveglianza nelle comunicazioni elettroniche da parte dei governi, a volte anche privi dei necessari presupposti legali, possono mettere a rischio il rispetto di tale principio da parte dell’avvocato. Se consideriamo che buona parte dei dati viaggiano e sono conservati al di fuori dei confini dell’Unione Europea la questione si presenta ancor più delicata. Per non dire poi dell’uso e dell’amplissima diffusione tra gli avvocati di servizi solo apparentemente gratuiti (ad es. account di posta elettronica come gmail, yahoo, hotmail ed altri) che trovano però proprio nella profilazione e nell’analisi dei dati degli utenti la loro ragione di esistere.

E’ ormai venuto il momento che anche gli avvocati facciano un uso quotidiano degli strumenti di protezione delle comunicazioni e di cifratura dei dati.

Tuttavia, l’uso di tali strumenti privo delle necessarie conoscenze di base della sicurezza che consentano un uso almeno consapevole dello strumento informatico, rischia di essere del tutto inconcludente.

Vi segnalo la lettura della guida redatta dal CCBE (Council of Bars and Law Societies of Europe) http://www.ccbe.eu sulle misure per migliorare la difesa dell’avvocato contro la sorveglianza e le intrusioni illegali nelle comunicazioni elettroniche e non solo.

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