Per il lavoro e l’impresa di cittadinanza

Si discute a fasi alterne di reddito di cittadinanza. In materia sono stati presentati due disegni di legge da parte dei parlamentari del Movimento 5 Stelle e di SEL

http://goo.gl/mX7NiF (M5S)

http://goo.gl/n7789A (SEL)

Oggi non si parla quasi mai di lavoro di cittadinanza ma soprattutto di reddito.

Eppure la Costituzione italiana è chiara:

Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

 
A mio avviso sarebbe più corretto, opportuno e soprattutto efficace se il legislatore spostasse la sua attenzione sul tema del lavoro di cittadinanza piuttosto che sul reddito.
Ma in concreto di cosa si tratta ?
Una politica a favore del lavoro di cittadinanza dovrebbe prevedere la possibilità per disoccupati ed inoccupati o sottoccupati (molti professionisti, anche avvocati purtroppo) di mettere a disposizione della collettività il proprio lavoro e la propria competenza professionale. L’elenco  è quasi infinito e va dai servizi manuali a quelli professionali di consulenza e di ausilio, ad esempio, alle nuove attività imprenditoriali. Il lavoro di cittadinanza consentirebbe al cittadino di ottenere un reddito, conservare la propria dignità e restituire ricchezza. Un ciclo virtuoso insomma.
Mettiamoci nei panni di chi è stato licenziato: ha competenze e professionalità, un mutuo da pagare e una famiglia da mantenere ma non riesce a trovare un nuovo lavoro.
Questa persona ha bisogno di aiuto per:
1) non consumare quel poco che è riuscito a risparmiare nel corso degli anni (se è riuscito a farlo);
2) cercare lavoro o sviluppare una nuova attività imprenditoriale senza le tensioni e le paure di un futuro incerto.
Aiutando questa persona, come collettività, risparmieremmo:
1) perché questa persona sarebbe più tranquilla in una fase delicata della propria vita con ovvio beneficio per la sua salute;
2) perché la sua famiglia sarebbe più serena;
3) perché sottrarremmo un’intelligenza e delle energie alla piovra della clientela politica o peggio ancora della criminalità organizzata.
Da questa persona la collettività potrebbe ricevere in cambio dei servizi sotto forma di prestazioni di lavoro.
Essenziale per il sistema, affinché possa funzionare correttamente, è l’assoluta neutralità (e qui sono dolori, lo so).
Ebbene a Mario Rossi che faceva l’ingegnere o l’operaio, non importa un bel niente delle dotte disquisizioni filosofiche sulle dottrine cd. redditistiche o lavoristiche che tanto appassionano i teorici.
Mario Rossi ha bisogno di un aiuto economico temporaneo per riuscire ad arrivare alla fine del mese fino a quando non avrà trovato un nuovo lavoro oppure non sarà riuscito a mettere su un’impresa, magari associandosi a qualche ex collega.
Mario Rossi sarebbe felice di restituire alla collettività quanto ricevuto, fornendo una consulenza al suo comune per la realizzazione di una rete informatica (assumiamo che sia un ingegnere elettronico) ecc. ecc. ecc.
Le politiche sul lavoro di cittadinanza dovrebbero andare di pari passo con la valorizzazione e l’incentivazione delle nuove attività imprenditoriali.
Mario Rossi ed i suoi ex colleghi, visto che forse sono un po’ avanti con gli anni e di esperienza ne hanno da vendere, potrebbero forse meglio collocarsi iniziando una nuova attività imprenditoriale.
Ecco, lo Stato dovrebbe lasciare in pace per almeno 5 anni la Società o la Cooperativa, costituita da Mario Rossi con i suoi ex colleghi,   se i profitti netti non superano una certa soglia, affinché tutte le risorse economiche (i risparmi, le liquidazioni ecc.) siano destinate allo sviluppo dell’azienda e non al pagamento di imposte e contributi pur non avendo ancora fatturato.
Se alla Società o alla Cooperativa costituita da Mario Rossi le cose andassero bene, magari un giorno potrebbe assumere dei lavoratori, produrre ricchezza ed innovazione, restituendo così alla collettività ben più di quanto abbia ricevuto.
Informazioni su

Avvocato cassazionista in Roma. Membro della commissione diritto di famiglia del COA di Roma. Sono tra i promotori di un progetto del mio Consiglio dell'Ordine sul contrasto al cyberbullismo e per l'educazione dei giovani all'uso consapevole di Internet. Blogger giuridico da quasi 18 anni.

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