Riforma della giustizia civile: processo civile a carte scoperte, introduzione della discovery e novella all’art. 115 c.p.c.

Riforma della giustizia civile

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato nel suo sito una scheda con le linee guida della prossima nuova riforma.
Il Ministro Orlando ha anche aperto una fase di consultazione sulle linee guida che si concluderà il 31 agosto 2014 e alla quale sarà possibile partecipare, come per la riforma della Pubblica Amministrazione, scrivendo a rivoluzione@governo.it .
E’ seguito l’invio da parte del Ministro, nel proprio profilo Twitter, di alcune slide che intendono riassumere le linee guida. Vi consiglio di non fermarvi alle slide ma di leggere i documenti pubblicati nel sito del Ministero che contengono molti spunti interessanti.

Queste le mie proposte di riforma della giustizia civile che invierò al Ministero

Il momento della conoscenza del fatto è essenziale nella difesa delle parti e nello svolgimento dell’attività del giudice; il giudice applica infatti la norma al quadro probatorio emerso nel processo ovvero alla tanto controversa e dibattuta verità processuale.

Una completa conoscenza del fatto consente alle parti una più attenta valutazione dei propri rispettivi interessi e permette di valutare al meglio ipotesi di risoluzione alternativa delle controversie.

Introduzione della discovery

Nel diritto processuale degli Stati Uniti la discovery è una pre-trial phase nel corso della quale è possibile ottenere una prova proveniente dalla controparte attraverso la richiesta di risposte ad un interrogatorio, la richiesta di produzione di documenti ed altro.
Secondo la legge degli Stati Uniti la discovery può riguardare qualsiasi elemento che possa essere considerato una prova ammissibile nel processo. Pertanto la sua accezione risulta essere più ampia di quella di prova ammissibile in senso proprio poiché comprende anche la ricerca di quegli elementi che possano essere successivamente considerati rilevanti.
La discovery riguarda ovviamente anche tutti i dati gestiti elettronicamente (documenti, email ecc.) ed ha un impatto notevole sulla successiva eventuale fase processuale. Accade spessissimo infatti che le vertenze siano transatte dopo questa fase preliminare al processo, in cui le parti sono costrette a scoprire le carte.
Le conseguenze della mancata produzione di documenti in sede di discovery,  ed ancor peggio, della non corretta o deficitaria conservazione dei documenti elettronici, sono gravissime e possono compromettere la posizione processuale della parte.
L’introduzione nel nostro ordinamento della discovery, conosciuta nel Regno Unito come disclosure, sarebbe a mio avviso dirompente. Le parti avrebbero la possibilità di giocare a carte completamente scoperte prima dell’inizio della fase processuale propriamente detta e così valutare le reali possibilità di successo della causa con un immaginabile effetto deflattivo sul carico dei tribunali civili.

Novella all’art. 115 c.p.c.: processo a carte scoperte

Nello stesso solco una piccola modifica all’art. 115 del c.p.c. . Come ho scritto sopra, il giudice applica  la norma al quadro probatorio emerso nel processo al quale deve tassativamente attenersi:
Salvi i casi previsti dalla legge (cc. 2736; c.p.c. 117, 118, 213, 240, 241, 257, 258, 317, 439, 464), il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita (art. 115 c.p.c.).
Costringere le parti a mostrare all’avversario le prove a fondamento delle proprie pretese in una fase pre processuale rappresenterebbe un indubbio vantaggio con chiari conseguenti effetti deflattivi sul carico di lavoro dei tribunali.
Testo proposta da aggiungere al primo comma dell’art. 115 c.p.c.:
<< E’ possibile utilizzare nel processo soltanto i documenti di cui le parti siano state messe a conoscenza mediante la consegna in copia, almeno 90 giorni prima della notifica dell’atto di citazione  o del deposito del ricorso, con ogni mezzo e modalità idonei a garantire la certezza del loro ricevimento >>.
L’art. 115 c.p.c. risulterebbe quindi così novellato:
<< Salvi i casi previsti dalla legge (cc. 2736; c.p.c. 117, 118, 213, 240, 241, 257, 258, 317, 439, 464), il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita.  E’ possibile utilizzare nel processo soltanto i documenti di cui le parti siano state messe a conoscenza mediante la consegna in copia, almeno 90 giorni prima della notifica dell’atto di citazione o del deposito del ricorso, con ogni mezzo e modalità idonei a garantire la certezza del loro ricevimento.
Il giudice può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza >>
In questo modo le parti avrebbero inoltre un quadro completo del fatto che permetterebbe di ridurre l’alea del processo alla sola interpretazione ed applicazione della norma. Allo stesso tempo si eliminerebbero gli inutili e spesso controproducenti tatticismi (a volte anche le furbate, purtroppo) nello svolgimento dell’istruzione probatoria delle cause affinchè le parti ed il giudice possano vivere la fase processuale nella maniera più leale e trasparente possibile.
Informazioni su

Avvocato cassazionista in Roma. Membro della commissione diritto di famiglia del COA di Roma. Sono tra i promotori di un progetto del mio Consiglio dell'Ordine sul contrasto al cyberbullismo e per l'educazione dei giovani all'uso consapevole di Internet. Blogger giuridico da quasi 18 anni.

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